Le fiere internazionali d’arte e la normativa italiana sulle esportazioni di opere nazionali

Il Financial Times propone un interessante articolo sulle fiere d’arte e le mostre internazionali, nonché aste, musei etc.: in pratica, negli eventi citati si vede un decisivo afflusso di opere italiane del Secondo Dopoguerra.

Sicuramente, questo è dovuto ad un nuovo interesse ed una rivalutazione dell’arte italiana, che va dai tardi anni Cinquanta agli primi anni Settanta, con una preferenza rivolta agli artisti come Enrico Castellani, Paolo Scheggi, Agostino Bonalumi e Lucio Fontana.

Ma non è tutto, in quanto, ultimamente è aumentata, in modo esponenziale, la disponibilità delle opere nostrane del suddetto periodo artistico, soprattutto per quanto riguarda la loro presenza a kermesse d’oltreconfine.

Questo accade per la nuova normativa italiana a tutela del patrimonio artistico nazionale e che concerne le esportazioni: in poche parole, la legge prevede che le opere di artisti defunti, con più di 50 anni d’età, siano regolarizzate da un nullaosta del Ministero dei Beni Culturali e da una sorta di passaporto, ossia un necessario attestato di libera circolazione.

Per cui, i collezionisti che desiderano vendere a livello internazionale le loro opere (con un guadagno maggiore rispetto al mercato interno), lo devono fare prima di essere soggetti alla normativa riferita.

Il Secondo Novecento italiano, ora, infatti, sta riscuotendo un successo incredibile tra il collezionismo internazionale, quando, prima, la stragrande maggioranza delle opere era di proprietà di soggetti italiani.

Così, infine, c’è un’eccellente selezione di maestri d’arte italiana del Secondo Dopoguerra ad allietare sia l’Art Basel di Hong Kong sia la Tefaf di Maastricht, la fiera leader mondiale che si svolge proprio in questi giorni (dal 13 al 22 marzo 2015).

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